
Notizie
e osservazioni
RICERCA EFFETTUATA DALLA SIG.RA MARIA TERESA CARROCCI
INTITOLATA
" VALUTAZIONE DELLA VELOCITA' DI FUGA E DELL'ADATTAMENTO IN CATTIVITA'
DELLA CIVETTA"

INTRODUZIONE
Oggetto di studio della mia tesina è l'ATHENE
NOCTUA.
Per condurre tale studio ho in un primo momento svolto una ricerca
bibliografica per conoscere questo animale, ne ho studiato il comportamento
e fatto l'etogramma; in seguito ho focalizzato la mia attenzione su
un aspetto che mi è sembrato più caratteristico: valutazione
della velocità di fuga e dell'adattamento in cattività
della civetta. Su quest'ultimo ho raccolto una serie di dati durante
l'osservazione diretta al Centro allevamento Civette di Crespina.
IMPOSTAZIONE DEL PROGRAMMA
- Athene Noctua: origine della specie, distribuzione,
descrizione della specie, etogramma.
- Dati che mi sono stati forniti dal Centro.
- Valutazione della velocità di fuga.
- Osservazione al Centro di Crespina.
- Bibliografia.
ORIGINE DELLA SPECIE
La civetta, classificata come ATHENE NOCTUA, è
un rapace notturno appartenente alla famiglia degli STRIGIDI. Evolutisi
nel periodo Cretaceo, circa 100 milioni di anni fa, da un ancestrale
uccello notturno, che ha dato origine agli Strigiformi o rapaci notturni,
divise nelle due famiglie degli Strigidi e dei Titonidi, contano attualmente
134 specie a distribuzione mondiale e costituiscono un ordine di uccelli
particolarmente interessante per le peculiarità della loro
biologia e per il rilievo assunto nel folklore popolare. Considerati
a seconda dei paesi e dei periodi storici uccelli del malaugurio (Italia
medioevale, America Latina) o alternativamente uccelli sapienti e
sacri (Grecia classica, Mongolia, Paesi anglo-sassoni), i rapaci notturni
hanno dato luogo nel corso dei secoli alle più fantasiose e
lugubri leggende, e molte parti del lorocorpo sono state utilizzate
nella farmacopea popolare come efficaci medicamenti contro le patologie
più strane e disparate. Ad esempio, la carne era ritenuta un
potente afrodisiaco, mentre le zampe venivano considerate efficaci
contro il veleno dei serpenti e il brodo era l'ingrediente principale
delle pozioni stregonesche. Purtroppo queste credenze irrazionali
hanno spesso determinato feroci persecuzioni contro questi uccelli
e ancora oggi in alcune zone del nostro paese vige la macabra usanza
di inchiodare civette o barbagianni sulla porta di casa per tener
lontano il malocchio. Tra le possibili cause di questa diffusa cattiva
fama hanno avuto certamente un ruolo primario l'aspetto antropomorfico
e le loro abitudini di vita. Essi infatti sostituiscono i Falconiformi
nel loro ruolo di predatori al calare delle tenebre. Per lungo tempo
le vecchie classificazioni hanno riunito nell'ordine dei Rapaci gli
Strigiformi (Rapaci notturni) ed i Falconiformi (Rapaci diurni attualmente
divisi in più ordini) per loro apparenti affinità strutturali
e comportamentali. Col progredire delle conoscnze scientifiche tali
affinità si sono dimostrate non dovute ad una comune filogenesi
ma a fenomeni di convergenza evolutiva, per cui nella sistematica
moderna questi due gruppi di uccelli occupano posizioni piuttosto
distanziate. Gli Strigiformi attualmente sono collocati dalla maggior
parte degli zoologi tra i Cuculiformi ed i Caprimulgiformi. Con quest'ultimo
ordine esisterebbero le maggiori affinità, tuttavia, secondo
alcuni esperti, ve ne sarebbero di rilevanti anche con i Coraciformi.
DISTRIBUZIONE
La civetta è distribuita ampiamente nella regione
paleartica tra il 30° ed il 55° di latitudine Nord: Europa,
Asia, Africa settentrionale, e ora Nuova Zelanda.
E' parzialmente sedentaria e nidificante in tutta la penisola italiana
e nelle isole maggiori. Specie propria della campagna coltivata e
di ambienti non eccessivamente freddi ed umidi, evita le zone alpine
ed appenniniche al di sopra dei 1000-1200 m s.l.m., anche se le densità
maggiori non supeano i 500 m. Le popolazioni europee risentono negativamente
dei rigori invernali e dell'innevamento e sono stati registrati recentemente
decrementi in alcune aree, particolarmente accentuati in zone agricole
con l'estendersi della monocoltura e la conseguente distruzione di
elementi lineari del paesaggio agrario, quali siepi e filari di confine.
HABITAT: è rappresentato da zone rurali con terreno
scoperto e vegetazione basa che possa fornire, nello stesso tempo,
cavità adatte al riposo ed alla nidificazione. I territori
ottimali sono costituiti da prati e campi limitati da filari di alberi
ad alto fusto di vecchia installazione, filari di salici e gelsi oppure
in prossimità di case, cascinali, chiesette e ruderi.
Distribuzione della civetta nella città di Pisa. Da
un'indagine conoscitiva fatta sui rapaci notturni nella città
di Pisa risulta che la presenza della civetta nella città è
piuttosto consistente ed in maniera particolare nella periferia a
nord della città: San Rossore, Porta Nuova e i Passi, mentre
nella zona est (Cisanello) probabilmente risente di una notevole urbanizzazione
avvenuta in questi ultimi anni che ha fatto si che la civetta si sia
spostata in aree meno urbanizzate quali quelle a sud (Piagge). Ad
ovest (Sant'Ermete, San Giusto) la presenza della specie non è
stata rivelata, forse a causa della presenza dell'aeroporto e della
ferrovia. Infine, presenza della specie anche nel centro storico,
anche se di difficile individuazione.

DESCRIZIONE DELLA SPECIE
CARATTERISTICHE FISICHE E SENSI
L'ATHENE NOCTUA ha un piumaggio bruno scuro con macchie
e strisce bianche nella parte superiore,biancastro con larghe strisce
bruno scure nella parte inferiore; il disco facciale è grigio-bianco.
Lunga una ventina di centimetri, ha il capo grosso e appiattito, con
la fronte bassa; gli occhi gialli e fosforescenti, becco giallo-verde,
adunco; le zampe sono ricoperte da un fitto piumaggio fino alle dita,
per proteggere il rapace dai morsi dei roditori. E' facilmente riconoscibile
per le sue piccole dimensioni ed esiste un leggero dimorfismo sessuale;
infatti, la femmina è un pò più grande del maschio
specialmente per quanto riguarda la testa.
Le dimensioni sono:
- Ala 15-16 cm
- Lunghezza 21-23 cm
- Apertura alare 45-58 cm
- Peso maschio 105-210 g
- Peso femmina 125-215 g
Per rendere il volo completamente silenzioso e sorprendere così
le prede, si sono sviluppate particolari modificazioni del piumaggio.
Le barbule possiedono infatti dei sottilissimi prolungamenti che formano
una specie di cuscineto vellutato sulla penna, mentrre le remiganti
primarie sterne, che fendono l'aria con maggior forza, hanno delle
sfringiature a pettine del vessillo che ne ammorbidiscono i contorni.
La vista è uno dei sensi più acuti, come è evidenziato
dalle notevoli dimensioni dei loro occhi. In complesso il loro campo
visivo copre in media circa 110°, di cui 60-70° a visione
binoculare; esso è quindi inferiore a quello dell'uomo, che
è di 180°, di cui 140° a visione binoculare. Questo
tipo di visione è utile per animali che sono attivi in condizioni
di scarsa luminosità: Aumentano inoltre la percezione del rilievo
muovendo, in maniera comica e singolare il capo, così da osservare
l'oggetto da varie direzioni. Atteggiamenti simili e movimenti rotatori
del corpo, sono spesso usati dai giovani per farsi localizzare dai
genitori. Per sopperire alla scarsa visuale laterale, dovuta all'immobilità
ed alla disposizione frontale degli occhi, hanno il collo estremamente
mobile e possono ruotare la testa di ben 270° senza alcun movimento
del corpo. Possono piegare la testa anche di 180°. Possono adattare
gli occhi alle diverse situazioni ambientali, cosicché vedono
bene sia di giorno che di notte. La leggenda popolare che di giorno
siano cieche, anche se suggestiva, è quindi falsa. E' invece
certo che, a causa della sua struttura, l'occhio di questi uccelli
difetta nella messa a fuoco a breve distanza, così che, quando
essi devono spezzettare il cibo, si servono del tatto, utilizzando
le vibrisse che crescono alla base del becco. Sono insomma dei presbiti!
Nell'oscurità totale non possono distinguere alcunché;
tuttavia, avvalendosi esclusivamente dell'udito, riescono ugualmente
a localizzare e catturare le prede. Essi hanno infatti questo senso
estremamente sviluppato e sono in grado di percepire una vasta gamma
di suoni che vanno da quelli assai bassi, emessi da loro stessi, ad
altri molto acuti, propri di alcuni micromammiferi, e che l'uomo non
riesce a percepire. Presentano una marcata asimmetria, limitata alla
sola parte esterna, tra le due orecchie. Questa caratteristica serve
a percepire meglio il punto d'origine dei suoni. Essa rapppresenta
un notevole vantaggio, soprattutto qualche istante prima della cattura
delle prede. Nel complesso sia la vista che l'udito danno loro piena
padronanza dell'ambiente notturno, rendendoli capaci di catturare
prede mimetiche ed elusive.
Un'ulteriore caratteristica di questi uccelli è rappresentata
dalla siringe ben sviluppata, le cui vibazioni sono comandate da due
paia di muscoli e che è capace di emettere una grande varietà
di suoni. Ciò facilita la vita di relazione intra ed interspecifica.

ETOGRAMMA E CLASSI COMPORTAMENTALI
RITMI BIOLOGICI - COMPORTAMENTO ALIMENTARE E INGESTIVO
A differenza degli Strigiformi prevalentemente notturni,
la civetta è parzialmente diurna. Caccia solitamente di sera
o di notte; a volte caccia anche di giorno, specialmente durante l'allevamento
dei piccoli. Uccide usando sia il becco che gli artigli. In genere
è il colpo di becco, che frantuma la spina dorsale, a uccidere
la preda, che viene inghiottita così com'è; i residui
(ossa, peli) che non riesce a digerire vengono rigettati sotto forma
di BORRA, segno della presenza di questo rapace.
Un soggetto di circa 150 grammi deve ogni giorno mangiar prede per
circa 70-80 grammi, e quindi il 50% del proprio peso; mentre per esempio
l'aquila reale dal peso di circa 3,5 kg necessita ogni giorno di 280
grammi di cibo che equivale a circa l'8% del proprio peso. Animali
di sì ridotte dimensioni devono cibarsi regolarmente al contrario
di altri come ad esempio i falconiformi che una volta fatto un congruo
pasto possono anche accumulare sostanze e digiunare qualche giorno.
Lo studio della dieta della civetta e di altri uccelli si basa sull'analisi
delle borre, ossia sfere allungate delle dimensioni di 3 cm per 2
cm composte da peli, piume ed ossa non digerite di animali predati
che vengono accumulati ed amalgamati nsieme dallo stomaco e attraverso
movimenti antiperistaltici rigurgitati dal becco.Nella dieta sono
compresi i roditori (arvicole e topolini), ricci, talpe, rettili,
uccelli, anfibi, lombrichi, farfalle notturne, imenotteri, ed in taluni
casi è stata osservata la predazione di piccoli di lepre selvatica.
Risulta interessante il confronto del contenuto delle borre che possiamo
ritrovare in ambiente urbano e campestre. Nella città il contenuto
risulta composto per più del 50% da insetti e invertebrati,
mentre nelle campagne sono più abbondanti resti di roditori
e di ucclli. Pur essendo stazionarie, la carenza di cibo può
comunque originare grandi movimenti. Tali spostamenti sono più
accentuati nei giovani. Secondariamente anche la presenza di predatori
ne influenza la distribuzione. E' stato inoltre dimostrato che gli
individui territoriali possiedono dei percorsi e delle postazioni
preferenziali nella loro zona di caccia. Essi, grazie alla perfetta
conoscenza di tali aree, vi si possono spostare con sicurezza in condizioni
di buio pressoché completo, evitando i diversi ostacoli. Il
tipo di caccia viene definito "all'agguato da posatoi
con animale a terra". Talvolta può sorprendere le
prede in volo o sui posatoi mentre dormono. Caccia quasi esclusivamente
in ambiente aperto ed è abbastanza frequente vedere una civetta
perlustrare i campi nella postura di volo detta a "spirito
santo" (che in pratica è un agguato senza posatoio).
Si appollaia volentieri anche sui cartelli stradali o le staccionate
per dormire durante il giorno. Nelle ore diurne è anche riconoscibile
dagli altri rapaci per il carattristico volo ondulato con rapidi
battiti di ali a frullo molto silenziosi per la caratteristica
struttura del piumaggio. Le ore migliori per la caccia sono dal crepuscolo
alla mezzanotte. In alcune occasioni può attaccare un suo simile
e mangiarlo ma solo nel caso di un animale in precarie condizioni
di salute e in condizioni di carestia può adottare il sistema
delle dispense alimentari come è d'uso tra i canidi.
COMPORTAMENTO SOCIALE
Avendo abitudini notturne devono necessariamente disporre
di un buon repertorio vocale per comunicare tra loro. Spesso la presenza
delle diverse specie, soprattutto negli ambienti boscosi, si può
rilevare soltanto in relazione ai loro richiami. Il tipo di suono
emesso è del tutto particolare; esso è "co-co-mio".
Le femmine emettono versi simili a quelli dei maschi sebbene di tono
diverso; esse sono però meno vocifire. I giovani hanno un repertorio
vocale più povero di quello degli adulti e, di solito, ripetono
delle strida monotone. Di norma le attività vocali sono crepuscolari
o notturne, con qualche eccezione anche in pieno giorno. Se allarmate
emettono inoltre forti suoni battendo velocemente il becco. Di fronte
ad un competitore, ad un predatore, all'uomo o ad un qualsiasi potenziale
pericolo, oltre ad emettere grida particolari assumono diversi atteggiamenti
di allarme e aggressività. L'allarme viene manifestato per
lo più con l'allungamento del collo, l'aggressività
con il rigonfiamento delle penne. La reazione più frequente
nei riguardi dell'uomo è la fuga. Oltre alla fuga sfruttano
il loro naturale mimetismo.Essendo per lo più dei predatori
puri, stimolano un comportamento, da parte degli altri uccelli, di
manifesta ostilità Questo fatto è ben evidente quando
una civetta si mostra in pieno giorno su un posatoio non riparato.
Molti passeriformi, in tali casi, danno vita a frenetici "caroselli
di dileggio" intorno ad esse, che, una volta individuate e ben
visibili, perdono la capacità di nuocere alle loro prede non
potendole cogliere di sorpresa come avviene durante la notte. Questo
comportamento viene utilizzato per poter cacciare le allodole ed altre
specie minori di uccelli. Una civetta, detta "zimbello o richiamo"
viene posta, legata su un trespolo, in bella mostra (ad esempio nel
mezzo di un campo), mentre il cacciatore si apposta in un nascondiglio
limitrofo. E' così facile uccidere anche un gran numero di
piccoli uccelli che ingenuamente si avvicinano alla civetta per dileggiarla.
Il metodo dello "zimbello" (ora vietato) è
stato quindi largamente usato in Europa nel passato per distruggere
quest'importante predatore. Può capitare comunque, anche ora,
soprattutto nelle zone di produzione della selvaggina, che vengano
utilizzate illegalmente come "zimbello".
COMPORTAMENTE SESSUALE E RIPRODUTTIVO
Oltre che con la voce, possono comunicare con diversi
atteggiamenti collegati alla riproduzione. I comportamenti dimostrativi
(display), legati al ciclo riproduttivo, consistono in emissioni vocali
e parate particolari. In tali casi al canto territoriale del maschio
si può aggiungere quello della femmina con serie di duetti
durante i quali le normali note possono subire variazioni di tono
e di frequenza. Altre forme di display, con significato di corteggiamneto,
implicano delle esibizioni aeree. Ad esempio compiono voli a zig-zag
fra gli alberi ed emettono un particolare rumore battendo
velocemente le ali soto al corpo, inoltre descrivono orbite circolari
sulla zona dove intendono nidificare. Il sito di nidificazione più
utilizzato è il tetto di casolari un po' isolati ma non vengono
disdegnati gli alberi cavi e le cataste di legna. Essendo un animale
stanziale di solito visita più volte lo stesso nido. Nell'individuazione
e nel numero di siti di nidificazione presenti in una data area il
fattore limitante è la presenza di prede e secondariamente
di predatori. Si è visto infatti che nei piccoli centri
urbani dove vi è ancora molto spazio aperto per km quadrato
ci sono 3-5 coppie che nidificano. L'home range è stato
infatti valutato, in ambiente ricco di prede, pari a 3-5 ettari per
coppia e in ambiente con scarsezza di prede, intorno ai 30-50 ettari.
La deposizione delle uova inizia, nel mese di Aprile e termina a Maggio
(nelle nostre zone nel mese di Marzo e vi può essere una seconda
covata ad Agosto-Settembre). In ambienti favorevoli per abbondanza
di alimento vi può essere una seconda covata annua. Le uova
sono bianche, in numero di 3-5 e vengono incubate per 28 giorni solodalla
femmina mentre il maschio procura il cibo. In cattività anche
il maschio collabora alla cova in quanto il cibo gli viene
fornito. L'imboccata da parte dell'adulto dura circa 21 giorni e già
dal 25° giorno i pulcini riescono a cibarsi da soli. All'età
di 30 giorni escono dal nido per perlustrare il territorio ed è
in questo periodo che possono essere facili prede. La mortalità
allo stadio di pullo è molto alta, infatti si aggira intorno
al 70-80%. Superati i primi sette giorni la mortalità si assesta
intorno al 35%.
Mortalità e traumi. Le cause che maggiormente influiscono
sulla mortalità di questa specie sono:
- Predazione soprattutto dei pulli da parte di gatti, rapaci,
volpi e uomo.
- Avvelenamenti degli adulti da sostanze topicide, diserbanti, da
sostanze per l'edilizia quali calce, cemento, marmo, ecc.
- La percentuale di traumi sia in giovani che adulti per scontro contro
automezzi si aggira intorno al 7,1%.
Le parassitosi negli adulti possono delibitare il soggetto e lo sensibilizzano
agli agenti esterni.


DATI CHE MI SONO STATI FORNITI DAL CENTRO
Da uno studio condotto nell'allevamento ho potuto ottenere
una serie di notizie interessanti.
Nell'allevamento è stata condotta una sperimentazione che ha
rivelato un rapporto tra quantità di alimento somministrato
e numero di uova deposte. Due coppie di civette (A sperimentale-B
di controllo) sono state alimentate in modo differente. Nel Centro
una razione giornaliera corrisponde ad un collo di pollo per civetta
(circa 20 grammi). Quindi la coppia A ha avuto il triplo della razione
(3 colli di pollo per civetta) mentre la coppia B la razione normale.
La sperimentazione è iniziata dal mese di febbraio e dopo tre
mesi i soggetti sono stati pesati. I soggetti della coppia A prima
dell'inizio della sperimentazione avevano peso: femmina 110 grammi,
maschio 98 grammi; a maggio femmina 125 grammi, maschio 110 gammi.
I soggetti della coppia B prima dell'inizio della sperimentazione
avevano peso: femmina 108 grammi, maschio 95 grammi; a maggio femmina
110 grammi, maschio 98 grammi. In entrambe le coppie si è avuto
un incremento di peso. Nel momento del'ovodeposizione la femmina della
coppia A ha deposto 11 uova, mentre quella della coppia B 4.
Sembrerebbe che una quantità di cibo maggiore, stimoli la femmina
a deporre più uova.
Al momento della schiusa delle uova della coppia A (11) solo tre si
sono schiuse e i tre pulli sono morti entro le 48 ore. Della coppia
B tutte le uova si sono schiuse e i quattro pulli sono sopravvissuti.
La coppia A ha avuto una fertilità del 27% e una sopravvivenza
dei pulli dello 0%, mentre la coppia B ha avuto una fertilità
del 100% e una sopravvivenza dei pulli del 100%.
Sembrerebbe, quindi, che alla risposta positiva della femmina sulla
deposizione in seguito ad un incremento alimentare, non corrisponda
un'altrettanto positiva fertilità del maschio, probabilmente
legata all'aumento di peso (come accade anche nell'uomo). Era mio
intento continuare l'esperimento condotto dal responsabile del Centro,
ma non ho potuto sia per questioni di tempo (non potevo ottenere dati
utili a riguardo in poche settimane) sia per la difficoltà
nel prelevare il seme dal maschio e poter effttuare analisi di fertilità.
OSSERVAZIONI DELLE CIVETTE AL CENTRO DI CRESPINA
- Descrizione del centro.
Nel centro sono presenti 30 civette. Di esse 12 si trovano nelle voliere
di cova. La voliera di covata una largheazza di 4 metri, lunghezza
3 metri, altezza 2,5 metri. All'interno c'è un finto tetto
con due accessi laterali al ricovero. Sono presenti inoltre dei posatoi
per l'appoggio degli animali. Le voliere di cova sono sei e sono separate
le une dalle altre da una rete metallica rivestita di canniccio.
Superiormente sono parzialmente protette da un tetto fatto di ondulina.
Inoltre ci sono altre due voliere, una di maggiori dimensioni che
serve per la riabilitazione delle civette e ne ospita sette; a fianco
vi è una voliera di minori dimensioni che ospita due poiane
irrecuperabili. Infine ci sono le voliere di recupero che ospitano
11 civette.
- Premessa:
valutazione sperimentale della velocità di fuga e dell'adattamento
in cattività della civetta.
La ricerca ha come obiettivo la valutazione della velocità
di fuga del predato (civetta) nei confronti del predatore (gatto)
e gli atteggiamenti che la precedono e valutare se vi sono differenze
tra una civetta abituata alla cattività e una civetta appena
arrivata al Centro.
L'angolo di fuga viene valutato dal terreno al posatoio posto ad un'altezza
di 2,30 metri.
Le risposte d'allarme della civetta sono: in un primo momento si ha
un allungamento del collo e di tutto il corpo (filiforme), successivamente
si arruffa e si appiattisce in terra (finto morto), infine spicca
il volo come reazione di fuga.


- Materiali e metodi:
la sperimentazione è stata condotta su due civette arrivate
al Centro in tempi diversi, una di circa sei mesi (soggetto A), mentre
l'altra è stata portata al Centro da pochi giorni (soggetto
B). Come predatore ho usato un gatto. La scelta di questi due soggetti
è stata fatta a proposito per meglio valutare il tempo di adattamento
di una specie selvatica, come la civetta, alla cattività.
Le voliere che ho utilizzato sono quelle della cova modiifcate escludendo
il finto tetto in modo da evitare l'accesso da parte delle civette
al ricovero. I due soggetti sono stati posti in due voliere separate.
Mi sono recata al Centro prima di iniziare la sperimentazione in modo
da trovare una posizione adatta per losservazione delle civette senza
disturbarle. Successivamente, in accordo con il resposabile sanitario
del Centro abbiamo deciso di iniziare il lavoro nel tardo pomeriggio,
periodo in cui le civette e il gatto sono più attivi. Una volta
posizionatami nella zona preposta, il responsabile sanitario ha liberato
il gatto nei pressi della voliera. L'esperienza è stata ripetuta
tre giorni a settimana per un mese, data in cui le civette hanno significativamente
risposto allo stimolo predatorio in maniera diversa.
Inizio sperimentazione 26 febbraio 2001, fine 23 marzo
2001
|
Giorno
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Tempo di fuga
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Giorno
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Tempo di fuga
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1
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4"
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1
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3"
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2
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3"
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2
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2"
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3
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5"
|
3
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4"
|
| |
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|
4
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9"
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4
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3"
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|
5
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28"
|
5
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5"
|
|
6
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25"
|
6
|
8"
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| |
|
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|
7
|
38"
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7
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14"
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|
8
|
32"
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8
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12"
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|
9
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35"
|
9
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18"
|
| |
|
|
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|
10
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54"
|
10
|
20"
|
|
11
|
59"
|
11
|
19"
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|
12
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56"
|
12
|
17"
|


ELABORAZIONE DEI DATI
Dai dati si evince che: entrambi i soggetti sperimentati
hanno dimostrato nella prima settimana un tempo di reazione simile,
perché lo stimolo per entrambi era nuovo. (Nel Centro è
presente un recinto antipredatori). Mentre nella seconda settimana
il soggetto A ha dimostrato un inizio di adattamento, quasi nullo
nel soggetto B. Nella terza settimana il soggetto A ha incrementato
ulteriormente il tempo di fuga. Più interessanti i dati del
soggetto B che ci dimostra un inizio di adattamento. Infine, nella
quarta setimana il soggetto A sembra quasi non preoccuparsi del predatore,
il soggetto B pur incrementando il tempo di fuga dimostra una minore
adattabilità.
Conclusioni: Dai dati raccolti sembrerebbe che il soggetto presente
da più tempo nel Centro, abbia impiegato minor tempo all'adattamento,
probabilmente perché già abituato alla cattività.
Mentre il soggetto presente da pochi giorni oltre allo stress dovuto
alla cattività (permanenza nella voliera, presenza dell'uomo,
cambiamento di alimentazione) ha dovuto adattarsi anche alla presenza
del gatto, per questo probabimente ha impiegato meno tempo a fuggire.
BIBLIOGRAFIA
- CHIAVETTA M., 1988 - Guida ai Rapaci notturnoi d'Europa,
Nord Africa we Medio Oriente. Eds Zanichelli
- GALEOTTI P., 1989 - Tavola rotonda: metodi di censimento per gli
Strigiformi. Atti II Seminaio Italiano Censimenti Faunistici dei vertebrati.
Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XVI: 437-445.
- GALEOTTI P., F. MORIMANDO, 1989 - Dati preliminari sul censimento
della civetta in ambiente urbano. Atti II Seminario Italiano Censimenti
Faunistici dei vertebrati. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XVI: 311-313.
- TELLINI FLORENZANO G., E. ARCAMONE, N. BACCETTI, E. MESCHINI, P.
SPOSIMO, 1997 - Atlante degli ucceli nidificati e svernanti in Toscana
(1982-1992). Quad. Stor. Nat. Livorno-Monografie, - MASI A. - Gli
uccelli e i loro nidi, 1991.
- BRIGHETTI P., D CAPI C.: Il grande libro degli uccelli. 1991.
- ZERUNIAN S., G. FRANZINI. L. SCISCIONE, 1982 - Little owls and their
prey in a mediterranean habitata. Boll-Zool., 49: 195-206.
| - Consultato sito: |
http:/www./reteambiente.it/turismo/C/civetta.htm |
| |
http://www.geocities.com/Yosemite/Rapids/6201/rapaci.htm |
| |
http://www.Egroups/groups/ILowl.owlpages.com/news.html |
Le foto sulla schiusa e quelle dei pulli mi sono state fornite gentilmente
dal responsabile del Centro di Crespina.
Un particolare ringraziamento al Responsabile sanitario, Simone
Scé.
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