Notizie e osservazioni


RICERCA EFFETTUATA DALLA SIG.RA MARIA TERESA CARROCCI INTITOLATA
" VALUTAZIONE DELLA VELOCITA' DI FUGA E DELL'ADATTAMENTO IN CATTIVITA' DELLA CIVETTA"

INTRODUZIONE

Oggetto di studio della mia tesina è l'ATHENE NOCTUA.
Per condurre tale studio ho in un primo momento svolto una ricerca bibliografica per conoscere questo animale, ne ho studiato il comportamento e fatto l'etogramma; in seguito ho focalizzato la mia attenzione su un aspetto che mi è sembrato più caratteristico: valutazione della velocità di fuga e dell'adattamento in cattività della civetta. Su quest'ultimo ho raccolto una serie di dati durante l'osservazione diretta al Centro allevamento Civette di Crespina.

IMPOSTAZIONE DEL PROGRAMMA

- Athene Noctua: origine della specie, distribuzione, descrizione della specie, etogramma.
- Dati che mi sono stati forniti dal Centro.
- Valutazione della velocità di fuga.
- Osservazione al Centro di Crespina.
- Bibliografia.

ORIGINE DELLA SPECIE

La civetta, classificata come ATHENE NOCTUA, è un rapace notturno appartenente alla famiglia degli STRIGIDI. Evolutisi nel periodo Cretaceo, circa 100 milioni di anni fa, da un ancestrale uccello notturno, che ha dato origine agli Strigiformi o rapaci notturni, divise nelle due famiglie degli Strigidi e dei Titonidi, contano attualmente 134 specie a distribuzione mondiale e costituiscono un ordine di uccelli particolarmente interessante per le peculiarità della loro biologia e per il rilievo assunto nel folklore popolare. Considerati a seconda dei paesi e dei periodi storici uccelli del malaugurio (Italia medioevale, America Latina) o alternativamente uccelli sapienti e sacri (Grecia classica, Mongolia, Paesi anglo-sassoni), i rapaci notturni hanno dato luogo nel corso dei secoli alle più fantasiose e lugubri leggende, e molte parti del lorocorpo sono state utilizzate nella farmacopea popolare come efficaci medicamenti contro le patologie più strane e disparate. Ad esempio, la carne era ritenuta un potente afrodisiaco, mentre le zampe venivano considerate efficaci contro il veleno dei serpenti e il brodo era l'ingrediente principale delle pozioni stregonesche. Purtroppo queste credenze irrazionali hanno spesso determinato feroci persecuzioni contro questi uccelli e ancora oggi in alcune zone del nostro paese vige la macabra usanza di inchiodare civette o barbagianni sulla porta di casa per tener lontano il malocchio. Tra le possibili cause di questa diffusa cattiva fama hanno avuto certamente un ruolo primario l'aspetto antropomorfico e le loro abitudini di vita. Essi infatti sostituiscono i Falconiformi nel loro ruolo di predatori al calare delle tenebre. Per lungo tempo le vecchie classificazioni hanno riunito nell'ordine dei Rapaci gli Strigiformi (Rapaci notturni) ed i Falconiformi (Rapaci diurni attualmente divisi in più ordini) per loro apparenti affinità strutturali e comportamentali. Col progredire delle conoscnze scientifiche tali affinità si sono dimostrate non dovute ad una comune filogenesi ma a fenomeni di convergenza evolutiva, per cui nella sistematica moderna questi due gruppi di uccelli occupano posizioni piuttosto distanziate. Gli Strigiformi attualmente sono collocati dalla maggior parte degli zoologi tra i Cuculiformi ed i Caprimulgiformi. Con quest'ultimo ordine esisterebbero le maggiori affinità, tuttavia, secondo alcuni esperti, ve ne sarebbero di rilevanti anche con i Coraciformi.

DISTRIBUZIONE

La civetta è distribuita ampiamente nella regione paleartica tra il 30° ed il 55° di latitudine Nord: Europa, Asia, Africa settentrionale, e ora Nuova Zelanda.
E' parzialmente sedentaria e nidificante in tutta la penisola italiana e nelle isole maggiori. Specie propria della campagna coltivata e di ambienti non eccessivamente freddi ed umidi, evita le zone alpine ed appenniniche al di sopra dei 1000-1200 m s.l.m., anche se le densità maggiori non supeano i 500 m. Le popolazioni europee risentono negativamente dei rigori invernali e dell'innevamento e sono stati registrati recentemente decrementi in alcune aree, particolarmente accentuati in zone agricole con l'estendersi della monocoltura e la conseguente distruzione di elementi lineari del paesaggio agrario, quali siepi e filari di confine.
HABITAT: è rappresentato da zone rurali con terreno scoperto e vegetazione basa che possa fornire, nello stesso tempo, cavità adatte al riposo ed alla nidificazione. I territori ottimali sono costituiti da prati e campi limitati da filari di alberi ad alto fusto di vecchia installazione, filari di salici e gelsi oppure in prossimità di case, cascinali, chiesette e ruderi.
Distribuzione della civetta nella città di Pisa. Da un'indagine conoscitiva fatta sui rapaci notturni nella città di Pisa risulta che la presenza della civetta nella città è piuttosto consistente ed in maniera particolare nella periferia a nord della città: San Rossore, Porta Nuova e i Passi, mentre nella zona est (Cisanello) probabilmente risente di una notevole urbanizzazione avvenuta in questi ultimi anni che ha fatto si che la civetta si sia spostata in aree meno urbanizzate quali quelle a sud (Piagge). Ad ovest (Sant'Ermete, San Giusto) la presenza della specie non è stata rivelata, forse a causa della presenza dell'aeroporto e della ferrovia. Infine, presenza della specie anche nel centro storico, anche se di difficile individuazione.

DESCRIZIONE DELLA SPECIE
CARATTERISTICHE FISICHE E SENSI

L'ATHENE NOCTUA ha un piumaggio bruno scuro con macchie e strisce bianche nella parte superiore,biancastro con larghe strisce bruno scure nella parte inferiore; il disco facciale è grigio-bianco. Lunga una ventina di centimetri, ha il capo grosso e appiattito, con la fronte bassa; gli occhi gialli e fosforescenti, becco giallo-verde, adunco; le zampe sono ricoperte da un fitto piumaggio fino alle dita, per proteggere il rapace dai morsi dei roditori. E' facilmente riconoscibile per le sue piccole dimensioni ed esiste un leggero dimorfismo sessuale; infatti, la femmina è un pò più grande del maschio specialmente per quanto riguarda la testa.
Le dimensioni sono:
- Ala 15-16 cm
- Lunghezza 21-23 cm
- Apertura alare 45-58 cm
- Peso maschio 105-210 g
- Peso femmina 125-215 g
Per rendere il volo completamente silenzioso e sorprendere così le prede, si sono sviluppate particolari modificazioni del piumaggio. Le barbule possiedono infatti dei sottilissimi prolungamenti che formano una specie di cuscineto vellutato sulla penna, mentrre le remiganti primarie sterne, che fendono l'aria con maggior forza, hanno delle sfringiature a pettine del vessillo che ne ammorbidiscono i contorni.
La vista è uno dei sensi più acuti, come è evidenziato dalle notevoli dimensioni dei loro occhi. In complesso il loro campo visivo copre in media circa 110°, di cui 60-70° a visione binoculare; esso è quindi inferiore a quello dell'uomo, che è di 180°, di cui 140° a visione binoculare. Questo tipo di visione è utile per animali che sono attivi in condizioni di scarsa luminosità: Aumentano inoltre la percezione del rilievo muovendo, in maniera comica e singolare il capo, così da osservare l'oggetto da varie direzioni. Atteggiamenti simili e movimenti rotatori del corpo, sono spesso usati dai giovani per farsi localizzare dai genitori. Per sopperire alla scarsa visuale laterale, dovuta all'immobilità ed alla disposizione frontale degli occhi, hanno il collo estremamente mobile e possono ruotare la testa di ben 270° senza alcun movimento del corpo. Possono piegare la testa anche di 180°. Possono adattare gli occhi alle diverse situazioni ambientali, cosicché vedono bene sia di giorno che di notte. La leggenda popolare che di giorno siano cieche, anche se suggestiva, è quindi falsa. E' invece certo che, a causa della sua struttura, l'occhio di questi uccelli difetta nella messa a fuoco a breve distanza, così che, quando essi devono spezzettare il cibo, si servono del tatto, utilizzando le vibrisse che crescono alla base del becco. Sono insomma dei presbiti!
Nell'oscurità totale non possono distinguere alcunché; tuttavia, avvalendosi esclusivamente dell'udito, riescono ugualmente a localizzare e catturare le prede. Essi hanno infatti questo senso estremamente sviluppato e sono in grado di percepire una vasta gamma di suoni che vanno da quelli assai bassi, emessi da loro stessi, ad altri molto acuti, propri di alcuni micromammiferi, e che l'uomo non riesce a percepire. Presentano una marcata asimmetria, limitata alla sola parte esterna, tra le due orecchie. Questa caratteristica serve a percepire meglio il punto d'origine dei suoni. Essa rapppresenta un notevole vantaggio, soprattutto qualche istante prima della cattura delle prede. Nel complesso sia la vista che l'udito danno loro piena padronanza dell'ambiente notturno, rendendoli capaci di catturare prede mimetiche ed elusive.
Un'ulteriore caratteristica di questi uccelli è rappresentata dalla siringe ben sviluppata, le cui vibazioni sono comandate da due paia di muscoli e che è capace di emettere una grande varietà di suoni. Ciò facilita la vita di relazione intra ed interspecifica.

ETOGRAMMA E CLASSI COMPORTAMENTALI
RITMI BIOLOGICI - COMPORTAMENTO ALIMENTARE E INGESTIVO

A differenza degli Strigiformi prevalentemente notturni, la civetta è parzialmente diurna. Caccia solitamente di sera o di notte; a volte caccia anche di giorno, specialmente durante l'allevamento dei piccoli. Uccide usando sia il becco che gli artigli. In genere è il colpo di becco, che frantuma la spina dorsale, a uccidere la preda, che viene inghiottita così com'è; i residui (ossa, peli) che non riesce a digerire vengono rigettati sotto forma di BORRA, segno della presenza di questo rapace.
Un soggetto di circa 150 grammi deve ogni giorno mangiar prede per circa 70-80 grammi, e quindi il 50% del proprio peso; mentre per esempio l'aquila reale dal peso di circa 3,5 kg necessita ogni giorno di 280 grammi di cibo che equivale a circa l'8% del proprio peso. Animali di sì ridotte dimensioni devono cibarsi regolarmente al contrario di altri come ad esempio i falconiformi che una volta fatto un congruo pasto possono anche accumulare sostanze e digiunare qualche giorno. Lo studio della dieta della civetta e di altri uccelli si basa sull'analisi delle borre, ossia sfere allungate delle dimensioni di 3 cm per 2 cm composte da peli, piume ed ossa non digerite di animali predati che vengono accumulati ed amalgamati nsieme dallo stomaco e attraverso movimenti antiperistaltici rigurgitati dal becco.Nella dieta sono compresi i roditori (arvicole e topolini), ricci, talpe, rettili, uccelli, anfibi, lombrichi, farfalle notturne, imenotteri, ed in taluni casi è stata osservata la predazione di piccoli di lepre selvatica. Risulta interessante il confronto del contenuto delle borre che possiamo ritrovare in ambiente urbano e campestre. Nella città il contenuto risulta composto per più del 50% da insetti e invertebrati, mentre nelle campagne sono più abbondanti resti di roditori e di ucclli. Pur essendo stazionarie, la carenza di cibo può comunque originare grandi movimenti. Tali spostamenti sono più accentuati nei giovani. Secondariamente anche la presenza di predatori ne influenza la distribuzione. E' stato inoltre dimostrato che gli individui territoriali possiedono dei percorsi e delle postazioni preferenziali nella loro zona di caccia. Essi, grazie alla perfetta conoscenza di tali aree, vi si possono spostare con sicurezza in condizioni di buio pressoché completo, evitando i diversi ostacoli. Il tipo di caccia viene definito "all'agguato da posatoi con animale a terra". Talvolta può sorprendere le prede in volo o sui posatoi mentre dormono. Caccia quasi esclusivamente in ambiente aperto ed è abbastanza frequente vedere una civetta perlustrare i campi nella postura di volo detta a "spirito santo" (che in pratica è un agguato senza posatoio). Si appollaia volentieri anche sui cartelli stradali o le staccionate per dormire durante il giorno. Nelle ore diurne è anche riconoscibile dagli altri rapaci per il carattristico volo ondulato con rapidi battiti di ali a frullo molto silenziosi per la caratteristica struttura del piumaggio. Le ore migliori per la caccia sono dal crepuscolo alla mezzanotte. In alcune occasioni può attaccare un suo simile e mangiarlo ma solo nel caso di un animale in precarie condizioni di salute e in condizioni di carestia può adottare il sistema delle dispense alimentari come è d'uso tra i canidi.

COMPORTAMENTO SOCIALE

Avendo abitudini notturne devono necessariamente disporre di un buon repertorio vocale per comunicare tra loro. Spesso la presenza delle diverse specie, soprattutto negli ambienti boscosi, si può rilevare soltanto in relazione ai loro richiami. Il tipo di suono emesso è del tutto particolare; esso è "co-co-mio". Le femmine emettono versi simili a quelli dei maschi sebbene di tono diverso; esse sono però meno vocifire. I giovani hanno un repertorio vocale più povero di quello degli adulti e, di solito, ripetono delle strida monotone. Di norma le attività vocali sono crepuscolari o notturne, con qualche eccezione anche in pieno giorno. Se allarmate emettono inoltre forti suoni battendo velocemente il becco. Di fronte ad un competitore, ad un predatore, all'uomo o ad un qualsiasi potenziale pericolo, oltre ad emettere grida particolari assumono diversi atteggiamenti di allarme e aggressività. L'allarme viene manifestato per lo più con l'allungamento del collo, l'aggressività con il rigonfiamento delle penne. La reazione più frequente nei riguardi dell'uomo è la fuga. Oltre alla fuga sfruttano il loro naturale mimetismo.Essendo per lo più dei predatori puri, stimolano un comportamento, da parte degli altri uccelli, di manifesta ostilità Questo fatto è ben evidente quando una civetta si mostra in pieno giorno su un posatoio non riparato. Molti passeriformi, in tali casi, danno vita a frenetici "caroselli di dileggio" intorno ad esse, che, una volta individuate e ben visibili, perdono la capacità di nuocere alle loro prede non potendole cogliere di sorpresa come avviene durante la notte. Questo comportamento viene utilizzato per poter cacciare le allodole ed altre specie minori di uccelli. Una civetta, detta "zimbello o richiamo" viene posta, legata su un trespolo, in bella mostra (ad esempio nel mezzo di un campo), mentre il cacciatore si apposta in un nascondiglio limitrofo. E' così facile uccidere anche un gran numero di piccoli uccelli che ingenuamente si avvicinano alla civetta per dileggiarla. Il metodo dello "zimbello" (ora vietato) è stato quindi largamente usato in Europa nel passato per distruggere quest'importante predatore. Può capitare comunque, anche ora, soprattutto nelle zone di produzione della selvaggina, che vengano utilizzate illegalmente come "zimbello".

COMPORTAMENTE SESSUALE E RIPRODUTTIVO

Oltre che con la voce, possono comunicare con diversi atteggiamenti collegati alla riproduzione. I comportamenti dimostrativi (display), legati al ciclo riproduttivo, consistono in emissioni vocali e parate particolari. In tali casi al canto territoriale del maschio si può aggiungere quello della femmina con serie di duetti durante i quali le normali note possono subire variazioni di tono e di frequenza. Altre forme di display, con significato di corteggiamneto, implicano delle esibizioni aeree. Ad esempio compiono voli a zig-zag fra gli alberi ed emettono un particolare rumore battendo velocemente le ali soto al corpo, inoltre descrivono orbite circolari sulla zona dove intendono nidificare. Il sito di nidificazione più utilizzato è il tetto di casolari un po' isolati ma non vengono disdegnati gli alberi cavi e le cataste di legna. Essendo un animale stanziale di solito visita più volte lo stesso nido. Nell'individuazione e nel numero di siti di nidificazione presenti in una data area il fattore limitante è la presenza di prede e secondariamente di predatori. Si è visto infatti che nei piccoli centri urbani dove vi è ancora molto spazio aperto per km quadrato ci sono 3-5 coppie che nidificano. L'home range è stato infatti valutato, in ambiente ricco di prede, pari a 3-5 ettari per coppia e in ambiente con scarsezza di prede, intorno ai 30-50 ettari. La deposizione delle uova inizia, nel mese di Aprile e termina a Maggio (nelle nostre zone nel mese di Marzo e vi può essere una seconda covata ad Agosto-Settembre). In ambienti favorevoli per abbondanza di alimento vi può essere una seconda covata annua. Le uova sono bianche, in numero di 3-5 e vengono incubate per 28 giorni solodalla femmina mentre il maschio procura il cibo. In cattività anche il maschio collabora alla cova in quanto il cibo gli viene fornito. L'imboccata da parte dell'adulto dura circa 21 giorni e già dal 25° giorno i pulcini riescono a cibarsi da soli. All'età di 30 giorni escono dal nido per perlustrare il territorio ed è in questo periodo che possono essere facili prede. La mortalità allo stadio di pullo è molto alta, infatti si aggira intorno al 70-80%. Superati i primi sette giorni la mortalità si assesta intorno al 35%.
Mortalità e traumi. Le cause che maggiormente influiscono sulla mortalità di questa specie sono:
- Predazione soprattutto dei pulli da parte di gatti, rapaci, volpi e uomo.
- Avvelenamenti degli adulti da sostanze topicide, diserbanti, da sostanze per l'edilizia quali calce, cemento, marmo, ecc.
- La percentuale di traumi sia in giovani che adulti per scontro contro automezzi si aggira intorno al 7,1%.
Le parassitosi negli adulti possono delibitare il soggetto e lo sensibilizzano agli agenti esterni.

 

DATI CHE MI SONO STATI FORNITI DAL CENTRO

Da uno studio condotto nell'allevamento ho potuto ottenere una serie di notizie interessanti.
Nell'allevamento è stata condotta una sperimentazione che ha rivelato un rapporto tra quantità di alimento somministrato e numero di uova deposte. Due coppie di civette (A sperimentale-B di controllo) sono state alimentate in modo differente. Nel Centro una razione giornaliera corrisponde ad un collo di pollo per civetta (circa 20 grammi). Quindi la coppia A ha avuto il triplo della razione (3 colli di pollo per civetta) mentre la coppia B la razione normale. La sperimentazione è iniziata dal mese di febbraio e dopo tre mesi i soggetti sono stati pesati. I soggetti della coppia A prima dell'inizio della sperimentazione avevano peso: femmina 110 grammi, maschio 98 grammi; a maggio femmina 125 grammi, maschio 110 gammi. I soggetti della coppia B prima dell'inizio della sperimentazione avevano peso: femmina 108 grammi, maschio 95 grammi; a maggio femmina 110 grammi, maschio 98 grammi. In entrambe le coppie si è avuto un incremento di peso. Nel momento del'ovodeposizione la femmina della coppia A ha deposto 11 uova, mentre quella della coppia B 4.
Sembrerebbe che una quantità di cibo maggiore, stimoli la femmina a deporre più uova.
Al momento della schiusa delle uova della coppia A (11) solo tre si sono schiuse e i tre pulli sono morti entro le 48 ore. Della coppia B tutte le uova si sono schiuse e i quattro pulli sono sopravvissuti. La coppia A ha avuto una fertilità del 27% e una sopravvivenza dei pulli dello 0%, mentre la coppia B ha avuto una fertilità del 100% e una sopravvivenza dei pulli del 100%.
Sembrerebbe, quindi, che alla risposta positiva della femmina sulla deposizione in seguito ad un incremento alimentare, non corrisponda un'altrettanto positiva fertilità del maschio, probabilmente legata all'aumento di peso (come accade anche nell'uomo). Era mio intento continuare l'esperimento condotto dal responsabile del Centro, ma non ho potuto sia per questioni di tempo (non potevo ottenere dati utili a riguardo in poche settimane) sia per la difficoltà nel prelevare il seme dal maschio e poter effttuare analisi di fertilità.

OSSERVAZIONI DELLE CIVETTE AL CENTRO DI CRESPINA

- Descrizione del centro.
Nel centro sono presenti 30 civette. Di esse 12 si trovano nelle voliere di cova. La voliera di covata una largheazza di 4 metri, lunghezza 3 metri, altezza 2,5 metri. All'interno c'è un finto tetto con due accessi laterali al ricovero. Sono presenti inoltre dei posatoi per l'appoggio degli animali. Le voliere di cova sono sei e sono separate le une dalle altre da una rete metallica rivestita di canniccio.
Superiormente sono parzialmente protette da un tetto fatto di ondulina. Inoltre ci sono altre due voliere, una di maggiori dimensioni che serve per la riabilitazione delle civette e ne ospita sette; a fianco vi è una voliera di minori dimensioni che ospita due poiane irrecuperabili. Infine ci sono le voliere di recupero che ospitano 11 civette.
- Premessa:
valutazione sperimentale della velocità di fuga e dell'adattamento in cattività della civetta.
La ricerca ha come obiettivo la valutazione della velocità di fuga del predato (civetta) nei confronti del predatore (gatto) e gli atteggiamenti che la precedono e valutare se vi sono differenze tra una civetta abituata alla cattività e una civetta appena arrivata al Centro.
L'angolo di fuga viene valutato dal terreno al posatoio posto ad un'altezza di 2,30 metri.
Le risposte d'allarme della civetta sono: in un primo momento si ha un allungamento del collo e di tutto il corpo (filiforme), successivamente si arruffa e si appiattisce in terra (finto morto), infine spicca il volo come reazione di fuga.

 


- Materiali e metodi:
la sperimentazione è stata condotta su due civette arrivate al Centro in tempi diversi, una di circa sei mesi (soggetto A), mentre l'altra è stata portata al Centro da pochi giorni (soggetto B). Come predatore ho usato un gatto. La scelta di questi due soggetti è stata fatta a proposito per meglio valutare il tempo di adattamento di una specie selvatica, come la civetta, alla cattività.
Le voliere che ho utilizzato sono quelle della cova modiifcate escludendo il finto tetto in modo da evitare l'accesso da parte delle civette al ricovero. I due soggetti sono stati posti in due voliere separate. Mi sono recata al Centro prima di iniziare la sperimentazione in modo da trovare una posizione adatta per losservazione delle civette senza disturbarle. Successivamente, in accordo con il resposabile sanitario del Centro abbiamo deciso di iniziare il lavoro nel tardo pomeriggio, periodo in cui le civette e il gatto sono più attivi. Una volta posizionatami nella zona preposta, il responsabile sanitario ha liberato il gatto nei pressi della voliera. L'esperienza è stata ripetuta tre giorni a settimana per un mese, data in cui le civette hanno significativamente risposto allo stimolo predatorio in maniera diversa.

Inizio sperimentazione 26 febbraio 2001, fine 23 marzo 2001

SOGGETTO A
SOGGETTO B
Giorno
Tempo di fuga
Giorno
Tempo di fuga
1
4"
1
3"
2
3"
2
2"
3
5"
3
4"
       
4
9"
4
3"
5
28"
5
5"
6
25"
6
8"
       
7
38"
7
14"
8
32"
8
12"
9
35"
9
18"
       
10
54"
10
20"
11
59"
11
19"
12
56"
12
17"

 

ELABORAZIONE DEI DATI

Dai dati si evince che: entrambi i soggetti sperimentati hanno dimostrato nella prima settimana un tempo di reazione simile, perché lo stimolo per entrambi era nuovo. (Nel Centro è presente un recinto antipredatori). Mentre nella seconda settimana il soggetto A ha dimostrato un inizio di adattamento, quasi nullo nel soggetto B. Nella terza settimana il soggetto A ha incrementato ulteriormente il tempo di fuga. Più interessanti i dati del soggetto B che ci dimostra un inizio di adattamento. Infine, nella quarta setimana il soggetto A sembra quasi non preoccuparsi del predatore, il soggetto B pur incrementando il tempo di fuga dimostra una minore adattabilità.
Conclusioni: Dai dati raccolti sembrerebbe che il soggetto presente da più tempo nel Centro, abbia impiegato minor tempo all'adattamento, probabilmente perché già abituato alla cattività.
Mentre il soggetto presente da pochi giorni oltre allo stress dovuto alla cattività (permanenza nella voliera, presenza dell'uomo, cambiamento di alimentazione) ha dovuto adattarsi anche alla presenza del gatto, per questo probabimente ha impiegato meno tempo a fuggire.

BIBLIOGRAFIA

- CHIAVETTA M., 1988 - Guida ai Rapaci notturnoi d'Europa, Nord Africa we Medio Oriente. Eds Zanichelli
- GALEOTTI P., 1989 - Tavola rotonda: metodi di censimento per gli Strigiformi. Atti II Seminaio Italiano Censimenti Faunistici dei vertebrati. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XVI: 437-445.
- GALEOTTI P., F. MORIMANDO, 1989 - Dati preliminari sul censimento della civetta in ambiente urbano. Atti II Seminario Italiano Censimenti Faunistici dei vertebrati. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XVI: 311-313.
- TELLINI FLORENZANO G., E. ARCAMONE, N. BACCETTI, E. MESCHINI, P. SPOSIMO, 1997 - Atlante degli ucceli nidificati e svernanti in Toscana (1982-1992). Quad. Stor. Nat. Livorno-Monografie, - MASI A. - Gli uccelli e i loro nidi, 1991.
- BRIGHETTI P., D CAPI C.: Il grande libro degli uccelli. 1991.
- ZERUNIAN S., G. FRANZINI. L. SCISCIONE, 1982 - Little owls and their prey in a mediterranean habitata. Boll-Zool., 49: 195-206.

- Consultato sito: http:/www./reteambiente.it/turismo/C/civetta.htm
  http://www.geocities.com/Yosemite/Rapids/6201/rapaci.htm
  http://www.Egroups/groups/ILowl.owlpages.com/news.html


Le foto sulla schiusa e quelle dei pulli mi sono state fornite gentilmente dal responsabile del Centro di Crespina.
Un particolare ringraziamento al Responsabile sanitario, Simone Scé.

 


 

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